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Magistratura Italiana: a loro il razzismo è permesso?

Posted by Adriana Bolchini on dic 1st, 2009 and filed under giustizia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

pulcino razzista

pulcino razzista

Ponticelli. Colpevole di essere rom

 di Gianluca Carmosino  del 27/11/2009 su Carta

Leggo in  questo articolo:  Il Tribunale dei minorenni di Napoli ha respinto le richieste della difesa per la ragazza rom accusata del rapimento di una neonata. Agghiacciante la motivazione: «L’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom». Il seguito qui Carta 

Praticamente il tribunale sostiene che essere rom è un fatto genetico, che viola i diritti altrui per ereditarietà congenita e dalla quale è impossibile affrancarsi, condannando perciò la rom processata ad essere una delinquente a vita.

Peccato anche che chi difende la ragazza non faccia bene il suo lavoro, perché per difenderla, non adduce attenuanti che la porterebbero su una strada di recupero, ma sceglie deliberatamente di accusare e perciò di infamare la madre del bimbo sfuggito al rapimento, di essersi inventata, tutto e questo porta ulteriormente a reazioni a volte anche violente, inevitabili da parte della comunità italiana, che è stanca di leggere sempre scusanti per i reati commessi dagli immigrati.

Ciò non toglie che si pretenderebbe da parte della Magistratura più senso etico e capacità di distinguere il bene dal male, e non come accade sempre più spesso sentenze che demonizzano di volta in volta, le vittime o i colpevoli, quindi un moto di rabbia e di impotenza con domande che restano sempre senza risposta non riesco proprio a reprimerlo, dentro di me.

Fatti di questo genere continuano ad accadere e per questo genere mi riferisco ai magistrati razzisti, come nel caso della sentenza nell’omicidio e nella violenza alla povera Signora Reggian,i per i quali i giudici hanno concesso le attenuanti al rom massacratore, in quanto la signora avrebbe tentato di difendersi, inasprendo l’aggressività dell’aggressore e cioè la sentenza diceva: non difendetevi e subite o peggio per voi.

In quell’altro caso in cui una giovane ragazza è stata violentata da un amico, con il quale era in macchina, per il semplice fatto che secondo il magistrato, l’indossare i jeans non poteva permettere all’aggressore la violenza, se la giovane non fosse stata consenziente….. siamo al delirio!!!

Nel caso della ragazza pakistana i cui genitori che la imprigionavano, legandola con catene e la picchiavano perché frequentava ragazzi italiani, i genitori sono stati assolti perché, secondo i magistrati di Bologna, era un metodo educativo in uso in Pakistan notoriamente islamico….. e allora? Qui siamo al menefreghismo e al relativismo etico, come se le donne pakistane e musulmane avessero meno diritti delle italiane e cristiane.

 Nel respingimento della causa che ho intentato io contro Dolce e Gabbana per quella violentissima e orribile pubblicità nella quale una giovane e bellissima donna veniva costretta a terra e sottoposta a un inizio di violenza sessuale dal branco, per pubblicizzare un jeans, la magistrata milanese che l’ha respinta, ha motivato il respingimento,  sostenendo che la pubblicità si rivolgeva a un pubblico d’elìte e perciò era impossibile che stimolasse il reato di stupro di branco.  La giudice ha praticamente dichiarato che le classi sociali ricche e privilegiate, non sono aduse a violentare in branco, e dato che questa pubblicità si rivolge a loro, i poveri e gli operai invece non hanno subito nessuno stimolo allo stupro di branco, dimenticando anche l’apologia del reato….. Una giudice che meriterebbe di subire uno stupro di branco quando è in visita in qualche bella casa dell’elìte culturale e ricca di Milano.

 E poi si meravigliano se gli italiani hanno ormai raggiunto tali livelli di schifo e di insopportabilità verso la magistratura DA VOTARE BERLUSCONI nella speranza che faccia presto questa benedetta riforma.

Dovrebbero ringraziare il cielo ogni mattina quando si alzano, se nessuno di noi gli ha ancora dato quello che si meritano: bastonate sul groppone.  A.B.G.

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